the red life…

Vediamo di dare un senso anche a questo blog. se avevo deciso di chiamarlo red life, c’era un motivo. doveva prima di tutto essere un modo per scrivere, finalmente, tutti i “tarli” che da un po’ di tempo guidano le mie scelte.
Non ho intenzione però di partire dall’abc della mia vita: questo blog serve a me, ed io mi conosco abbastanza bene.
Volevo mettere giù due righe parlando però di come sia cambiato molto il modo con cui vedo gli altri. credo sia giusto che lo scriva: vi ho tediato tanto tempo (devo ammettere che essere letto da estranei, che non mi conoscono, mi fa piacere) con discorsi sull’anzianità del mio modo di vedere e credo che sia giusto fornire una spiegazione su come sono arrivato a questo punto.
Relazionarsi con gli altri, non è mai stato facile: il motivo è semplice nella ineleganza che propone. se appartieni alla schiera delle persone, dando al termine persone il valore di “normale”, vivi abbastanza tranquillamente. se non gli appartieni, vieni facilmente emarginato. non sto parlando di scene da libro cuore, ma sto parlando della vita di tutti i giorni. specialmente da ragazzetto, chiunque non rientri in certi canoni è tagliato fuori.
si potrebbe discutere su cosa significhi tagliato fuori. fuori da cosa? non mi perdo in questa definizione. io ho la mia e chiunque capisca cosa sto scrivendo possiede la sua. il problema nasce quando giorno dopo giorno, ti trovi nella condizione di “parati il culo” dagli altri. ossia trovare il modo affinché non si avvicinino persone che vogliono solo farti del male. non tutti nascono forti, non tutti hanno il carattere per rispondere a certe cose. la cattiveria che possono avere i ragazzi è notevole, ed sfortunatamente, vuoi per la persona che ero, ho avuto la somma “fortuna” di trovarmi in questa situazione.
si impara di sicuro una cosa: per lo meno, io, ho imparato il grande trucco di valutare le persone ad occhio, dando quello che altri, per ben altri scopi, chiamavano: giudizi sintetici a priori. non è detto che ci si prenda sempre, ma di sicuro si evitano tanti problemi.
il fatto è che i problemi non si evitano, ci si emargina e basta. così un bel giorno, per la prima volta in tanti anni, una persona, il moro, capì lo stato d’animo del giovine red, e decise di fornirli il suo personale punto di vista. il concetto è straordinariamente semplice. non è vero che le persone vogliono farti del male, la verità è che te lo accetti.
devo aprire una parentesi. cosa fa si che una persona si possa definire “sicura di se”. così al volo posso dare 2 alternative: la prima è che questa persona abbia talmente tanti “attestati di stima” dagli altri che si può convincere di possedere limiti molto elevati. è una buona possibilità e spesso questo rende davvero più sicuri. esiste però anche un’altra versione, una persona può essere sicura di se, straordinariamente sicura di se, nel caso in cui si conosca alla perfezione.
voglio dire che se te riesci a comprendere con sicurezza quali sono i tuoi limiti, capisci anche fino a che punto puoi spingerti in ogni momento. se (ad esempio) io so che la mia felicità passa dalla bontà dei rapporti che riesco ad instaurare con gli altri (amici o ragazze), senza dubbio, mi impegno al massimo per averne il più possibile. questa condizione di ricerca di cose “oggettive” ossia essenziali per ciascuno, mette in secondo piano tutto il resto. fa si, (sempre ad esempio) che un “rimbalzone” non diventi più un problema (perché è dato da una persona a cui comunque io non mi sarei potuto legare). applicando questo metro un po’ in generale alla vita, mi è accaduto di capire come tanti problemi giganteschi, in realtà non esistessero. è successo che ad un certo punto la scala dei valori dei problemi sia mutata.
inoltre si prende atto di una cosa; crescendo e confrontandosi nel tempo con persone conosciute e poi perse, ci si rende conto di come la vita non sia facile per nessuno. si vedono persone che sembravano così felici e sicure, tranquille e spavalde, essersi poi arrese alle prime difficoltà della vita. persone che avevano vissuto anni “urlando” e che oggi hanno solo la voce per sussurrare. in effetti mi sono reso conto che le persone urlano, semplicemente perché non hanno nulla da dire. giganti che se li guardi bene sono solo una colossale facciata che copre il nulla.
questo mi ha permesso di liberarmi di tante cose. purtroppo la vita come è oggi è alquanto complicata e competitiva. i modelli, la società, forse anche noi stessi, ci inducono a vedere dei target elevati e ci spronano a raggiungerli a tutti i costi, perdendo di vista le cose semplici, che almeno nel mio, sono spesso il tramite per la felicità.
ecco perchè tante cose viste con gli occhi disincantati di chi soffre solo per una parentesi, non mi tornano. non è per la superficialità di alcune ragazze che ho incontrato, nemmeno per la stupida superficialità di un paio di “amici”. non è per il senso di solitudine che mi ha avvolto. tutto questo è anche normale. è perchè di fatto questa volta mi sono trovato catapultato nel mondo, dopo aver vissuto una meravigliosa parentesi fuori. nel mondo sono anni che ci vivo bene. l’unica cosa chè è cambiata è che in questo momento riesco a sopportare molto meno tutto “il finto” che mi circonda. (anche se poi alla fin fine non mi è mai dispiaciuto che mi circondasse)
magari leggendo questa cosa, si potrebbe pensare che tenda dare x scontato troppe cose o che analogamente le semplifichi troppo. non è vero. quanto le cose siano complicate e quanto il pozzo è profondo, posso garantire (a voi) che lo so perfettamente.
se fossi riuscito a spiegare alcune di queste cose (che tanto riprenderò e analizzerò nei prossimi giorni) alla nena, non ci sarebbe stata nessuna necessità di scrivere il post di stamattina. cercare la felicità, riparandosi continuamente agli occhi di persone che “urlano” o ancora peggio, nascondersi dalla persone urlanti, non serve che a mitigare, almeno in parte il presente. ascoltare solo chi davvero ha qualcosa da dire, imparando dalle parole degli altri, aiuta a crescere. non importa chi le dice, importa solo il contenuto. le lezioni si prendono dai professori così come da ignoranti, da dottori e da persone umili. basta che abbiano qualcosa da dire. troppo spesso si incontrano persone che cercano di togliersi di dosso il loro senso si inadeguatezza, le loro frustrazioni e l’odio che hanno per la Vita (quella con la V maiuscola ossia la forza che governa le cose) cercando di porsi in modo da sentirsi migliori degli altri. le persone si misurano per i gesti e per come si comportano, non per la loro capacità di “urlare”.
ma, sono solo riflessioni mie, che pubblico davanti al mondo. non sono una lezione per nessuno.
d.

the red life…ultima modifica: 2004-05-18T19:54:08+02:00da akkord79
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